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L’Opera del Duomo di Firenze indaga sulla relazione fra “Museologia e Valori”

L’Arte del passato può avere un ruolo nell’attuale cultura globale? Questo interrogativo è il punto di partenza dal quale muoveranno gli interventi e le occasioni di confronto del convegno su “Museologia e valori: arte e dignità umana nel secolo XXI”, organizzato e promosso dall’Opera del Duomo di Firenze per il prossimo settembre.

Per stimolare uno scambio tra professionisti nel campo museale sul suolo dell’arte nella nostra società, Timothy Verdon – direttore dell’Opera – e il suo staff hanno invitato alle tavole rotonde proposte relatori e partecipanti “di calibro”, fra direttori e curatori di musei importanti, professori di museologia e architetti attivi in questo campo, che racconteranno le loro sfide e le loro soluzioni nella comunicazione dei significati. Uno dei cardini degli incontri sarà il domandarsi in che modo i musei, nel modo in cui mostrano l’arte, possano o meno plasmare nei visitatori un senso della dignità della persona umana e se -attraverso le letture di storia e di stile che propongono- siano in grado di colmare la distanza che oggi sembra separare il presente dal passato, isolando singoli e gruppi in una contemporaneità senza radici.

Il programma di “Museology and Values – Arte e Umana nel 21° secolo – che si tiene a Firenze il 28 e 29 settembre presso l’Auditorium ˙della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze” – è molto ricco e per partecipare è necessario iscriversi tramite il form presente sul sito della manifestazione.

Il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, dato nel 1891, considerevolmente ampliato e ripensato negli anni 2013-2015,oggi offre una risposta innovativa al problema di esporre un patrimonio antico. Legato a un sito specifico, Piazza del Duomo, il Museo accoglie capolavori creati per il Battistero, la Cattedrale e il Campanile di Giotto, narrando la storia di questi edifici con installazioni evocanti i contesti architettonici e raggruppamenti di opere, la pluralità delle espressioni artistiche e l’atmosfera di devozione per cui le statue, i dipinti, le oreficerie liturgiche e i paramenti furono destinati. A suggerire il rapporto tra contenuti, forme e funzioni nei periodi che hanno generato le opere ci sono inoltre testi di sala, film, applicazioni multimediali, visite guidate e una guida cartacea. L’obiettivo è di rendere intelligibili i messaggi che le opere volevano trasmettere, comunicando al pubblico globale del nostro tempo i valori umani che la bellezza dell’arte esalta.

Sacerdote e storico dell’arte, Timothy Verdon è il primo direttore nei 127 anni del Museo dell’Opera del Duomo, nominato nel 2011; suo è il progetto museologico che ha animato la re-installazione della collezione negli anni 2013-2015. Con un dottorato di ricerca da Yale University, Verdon è stato Consultore della Pontificia commissione dei Beni Culturali e Fellow della Harvard University Center for Italian Renaissance Studies a Firenze (Villa I Tatti). Ha pubblicato libri e articoli sull’arte cristiana, tra cui recenti volumi sulla pittura del Beato Angelico e sugli affreschi della Cappella Sistina, e ha curato mostre importanti a Torino, Washington, D.C., Seul e New York. Monsignor Verdon, canonico della Metropolitana Fiorentina e Direttore dell’ufficio diocesano d’arte sacra, è anche docente presso la sezione fiorentina della Stanford University e scrive per la pagina culturale dello “Osservatore Romano”; al Museo dell’Opera è affiancato dalla Dott.ssa Rita Filardi, responsabile della Collezione, e dal Dr. Giovanni Serafini, assistente di ricerca.

Fonte: museology.operaduomo.firenze.it

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