UNA NUOVA LEGGE SPECIALE PER VENEZIA | SITI
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Una nuova legge speciale per Venezia

Intervista al sindaco Giorgio Orsoni
Matteo Bianchi

Una nuova legge speciale per Venezia

Dai finestrini del treno l’immagine della città lontana si fa più nitida; pare di entrare in un universo a sé. La mattina presto, dalla terra ferma all’acqua, dalla visuale di Mestre, soffocata dalle auto, alla pacata complessità di Venezia, tra gondole e gabbiani. Per un attimo il turista non avvezzo a una vista simile s’incanta. Incontrare Venezia è incontrare una donna che ha fascino e mistero, inesauribile dona stupore dietro ad ogni suo angolo. Una perla nella laguna, i toni verde mare ne delineano lo sguardo. Percorsa da milioni di persone l’anno ed impossibile da godersi vuota; anche Hugo Pratt, quando cercava di ritrarla tra graffite e acquerelli, non riusciva a non affiancare a Corto Maltese un’ombra curiosa, qualche gatto assonnato, una luna parlante. Soltanto i tassisti all’alba si ritagliano qualche scorcio rosato di Piazza San Marco.

Rimpianta dal primo libertino della storia, Giacomo Casanova, dalla punta facile, penna o lama che fosse, è stata abitata e amata da una schiera di illustri personalità di cui non si contano i nomi; ha ispirato le Stagioni di Vivaldi e la letteratura nazionale, prima, con gli studi sul volgare illustre del Bembo, e poi internazionale, grazie alla quantità di libri a stampa che ha sparso per il mondo, a cominciare da quelli marchiati festina lente da Aldo Manuzio. La fama di Venezia ormai è gloria: un tempo Repubblica Marinara e meta di conquistatori di ricchezze, di anime e di amori, a causa dell’aumento continuo delle acque è già risorta una volta sulle proprie ceneri, o rovine, come, per scherno o per destino, il prestigioso teatro ne è testimone.

Superato il ponte di Rialto, salivo le scale affrescate di Ca' Farsetti, palazzo comunale, e mi chiedevo con quale disposizione d'animo il primo cittadino di Venezia l'amministri ogni giorno.

È difficile essere il sindaco di una delle città più belle del mondo?

Venezia è un sistema urbano complesso, delicato e molto articolato che deve essere governato utilizzando soluzioni e strumenti complessi. Credo che, da veneziano, fare il sindaco di questa città sia motivo di estremo orgoglio, e che imponga tuttavia un’enorme responsabilità verso il mondo intero.

Essere uno dei patrimoni dell’umanità ha portato dei benefici a Venezia, o una città così importante non ha bisogno dell’Unesco?

Considerare Venezia e la sua Laguna patrimonio dell’umanità, permette a noi di affrontare la tutela monumentale, architettonica e ambientale con una prospettiva più ampia. Venezia patrimonio di tutti potrebbe essere un’ovvietà, ma è ancora una volta necessario ribadire che la sua difesa è questione che non può riguardare solo la sua Amministrazione.

Come affronta i grandi problemi che attanagliano Venezia? L’acqua alta e il turismo di massa, ad esempio. Il capitale culturale corre dei rischi? Una legge speciale per Venezia potrebbe essere utile?

La Legge speciale è servita a questa città per sopravvivere. La specialità di Venezia sta nelle cose e, appunto perché questo non è affare che può riguardare solo Venezia, è necessario riaffermarla con forza in tutte le sedi. Quella legge, nata dopo l’alluvione dell’66 ha esaurito la sua forza. Non sono previsti finanziamenti per i prossimi anni e aspettiamo da due quelli previsti. Una nuova legge, fondamentale, dovrà essere approntata al più presto ed è un percorso già iniziato. Ma sia chiaro che la questione della specialità di Venezia, anche in relazione a trasferimenti dallo Stato, è essenziale. Venezia, inoltre, deve essere messa nelle condizioni di sopravvivere con l’autonomia che impone la sua specialità. Anche questo aspetto dovrà esser presente nella nuova Legge speciale.

Come convive la Serenissima con una fonte di inquinamento ambientale e acustico quale il polo di Porto Marghera?

Porto Marghera non è più quel sito industriale che così pesantemente ha inciso sul nostro ecosistema fino ad una trentina di anni fa. La tecnologia e le rigidissime normative hanno trasformato anche le produzioni più pericolose, e oggi possiamo affermare che la convivenza fra industria e la città è possibile.

Il ponte di Calatrava è stata l’ultima grande opera pubblica di Venezia. Quale impatto ha avuto sulla città? Era un’opera indispensabile? Quale la reazione dei cittadini? Quanto ritiene che Venezia debba fare spazio al nuovo e quanto invece a ristrutturazioni e restauri?

Il ponte della Costituzione non è solo un segno dell’architettura moderna riconosciuto a livello mondiale, ma ha modificato profondamente i flussi d’accesso alla città. Anche i più scettici hanno dovuto convenire sull’utilità del suo utilizzo, tanto che oggi il problema da risolvere è quello di indirizzare turisti e cittadini verso altri accessi alla città.

La città brulica di giovani artisti emergenti e grandi maestri internazionali, piccole gallerie d’arte e grandi imprenditori stranieri, ad esempio il caso Pinault a Palazzo Grassi e Punta della Dogana: invasione o arricchimento?

Un arricchimento inestimabile del quale compiacersi. Come tutte le ricchezze, deve essere gestita al meglio.

È parere diffuso si debba evitare la museificazione delle città italiane, ma da tempo si parla di ticket e di numero chiuso per un turismo più sostenibile nelle grandi città d’arte, cosa ne pensa?

Non so se il ticket di ingresso possa essere la soluzione per consentire di superare i problemi legati alla gestione delle presenze turistiche, ma credo che Venezia, forse più di altre città italiane d’arte, debba poter disporre di strumenti specifici che le consentano di affrontare efficacemente queste questioni.

Poco prima che iniziasse il nuovo anno, a Nairobi, la Dieta Mediterranea è entrata a far parte del patrimonio immateriale dell’Unesco. In Italia, con quest’ultima, sono tre, insieme ai Pupi Siciliani e al Canto a Tenore sardo. Ultimamente si sta cercando di dare sempre più importanza alle ricchezze intangibili delle varie culture, come i costumi locali e le feste popolari. Quale delle storiche tradizioni, Lei che è veneziano, candiderebbe?

Credo che la storica tradizione, la lunga, ricca cultura della voga alla veneta e del suo mondo dovrebbero essere maggiormente riconosciute e valorizzate.

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