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Padova Scrovegni UNESCO
Padova Scrovegni UNESCO

“Padova, urbs picta” nella tentative list UNESCO

L’UNESCO arriva a Padova per valutare la candidatura a patrimonio mondiale della Cappella degli Scrovegni e del ciclo pittorico del Trecento. Sarà l’architetto Adele Cesi ad arrivare in città per visitare i nove siti presentati nel dossier «Padova, urbs picta», che lo scorso 22 gennaio è stato inserito ufficialmente nella tentative list italiana da presentare al comitato UNESCO.

«Il dossier è pronto. Ora passiamo alla fase due che è quella del piano di gestione: serve una grande partecipazione di tutta la città», spiega Giorgio Andrian, per molti anni funzionario Unesco e oggi consulente dell’amministrazione per seguire la candidatura.

Il progetto Unesco non prevede solo la Cappella degli Scrovegni, ma anche altri 8 siti che rappresentano un unicum nella pittura mondiale. C’è il capolavoro di Giotto ma anche la Basilica del Santo, ilPalazzo della Ragione, i musei Eremitani, la cappella della Reggia Carrarese, l’oratorio di San Giorgio, la chiesa degli Eremitani, il Battistero del Duomo e l’oratorio di San Michele. Nove capolavori che fanno di Padova, «universalmente riconosciuta», la «Capitale dell’affresco del Trecento».

Nel dossier padovano, dal punto di vista artistico, altri due punti di forza. «La Cappella di Giotto rappresenta il primo esempio nella storia di una forte relazione tra artista e committente», si legge. E poi un’altra unicità: «Per la prima volta al mondo c’è una committente donna: Fina Buzzaccarini (moglie di Francesco Da Carrara) che volle il Battistero del Duomo affrescato da Giusto de’ Menabuoi».

Il 14 e 15 maggio è in programma la visita del rappresentante dell’ufficio Unesco in città. «È un passaggio fondamentale perché l’ufficio entra nel merito della questione. Per dirla chiaramente, farà il “pelo e contropelo” alla candidatura – spiega Andrian – L’Unesco però non è una sovrintendenza né un tribunale. Quindi non ci sono ispezioni ma missioni per valutare la consistenza di una candidatura».

Se l’obiettivo dello scorso anno era quello di entrare nella tentative list (ed è stato raggiunto), adesso bisognerà aspettare l’anno giusto per la valutazione finale. Il comitato che assegna il titolo di «World heritage» si riunisce di norma una volta all’anno. Per il 2016 l’appuntamento è a Istanbul dal 10 al 20 luglio. Il comitato è composto dai rappresentanti di 21 stati e l’Italia non c’è. Ogni Paese può presentare al massimo due candidature: per quest’anno il governo ha già deciso di puntare su «Ivrea, città industriale del XX secolo» e sulle «Opere di difesa veneziane tra il XV e XVII secolo». Quest’ultima è tra le favorite per il riconoscimento perché è un progetto “transnazionale”, che coinvolge Veneto, Friuli, Croazia e Montenegro. «Negli ultimi anni viene valorizzata la collaborazione tra stati», spiega l’esperto.

Nessuna speranza dunque di un riconoscimento nel 2016. Si può ambire al prossimo anno. Ma a Padova manca ancora un piano di gestione: «È un documento che prevede diverse componenti: restauri, fruizione, comunicazione. L’Italia ha codificato una metodologia su come compilare questo piano – spiega ancora Giorgio Andrian – Adesso bisogna far lavorare insieme Comune, Diocesi, Veneranda Arca e Accademia Galileiana. Un “sito seriale” come quello di Padova dovrà essere interamente fruibile in modo coordinato».

Nessuna concorrenza invece con le colline del Prosecco, altra candidatura sponsorizzata in particolare dal governatore Zaia: «È nella categoria dei cultural landscape. Non c’entra nulla con Padova», chiarisce il professor Andrian.

Per la città del Santo invece l’Unesco è una straordinaria occasione che va sfruttata, secondo l’esperto, non solo in termini turistici. «Le questioni di heritage pagano lo scotto di essere viste come faccende da esperti. Ma non è così – sottolinea Giorgio Andrian – A Padova ci sono centinaia di persone che sono pronte a mettersi in gioco per il patrimonio culturale. Il vero senso finale della candidatura Unesco è mobilitare risorse intellettuali, creative, finanziarie che altrimenti non ci sarebbero. Questo è il vero miracolo».

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