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Rapporto Federculture 2017, cultura come bisogno primario

E’ stato presentato al pubblico e alla stampa martedì 7 novembre a Roma, il 13° Rapporto Annuale Federculture.

Il volume, che quest’anno reca il titolo “Impresa Cultura. Gestione, Innovazione, Sostenibilità”, ospita i contributi di autorevoli esponenti del settore, ricerche inedite e un’ampia appendice statistica con dati aggiornati e confronti internazionali sui principali andamenti dei settori della cultura e del turismo.

Grazie ad un aggiornato apparato statistico, il Rapporto diventa uno strumento ricco di spunti e riflessioni, un repertorio informativo tra i più completi e approfonditi sulla cultura e gli ambiti connessi, un testo di riferimento indispensabile per un corretto ed approfondito approccio al settore dei beni e delle attività culturali in Italia.

Fondamentale nella presentazione del Rapporto è l’idea che gli italiani abbiano fame di cultura. Dai dati pubblicati si apprende che la spesa delle famiglie italiane per la cultura e le ricreazione nel 2016 è cresciuta dell’1,7% rispetto al 2016 (si attesta a 68,4 miliardi di euro), mostrando un incremento superiore a quello medio della spesa totale, ferma all’1,5%.

La fruizione dei musei e dei monumenti è cresciuta del 5,4%, i musei statali hanno vosto crescere i loro ingressi di 7 milioni in 3 anni, le presenze agli spettacoli dal vivo è cresciuta del 4,3%. Cresce quindi la “partecipazione culturale” ma cala progressivamente la percentuale di libri letti dagli italiani -4,3% e l’esclusione culturale delle fasce di popolazione a basso reddito raggiunge anche il 50%.

Il focus della progettazione culturale deve quindi insistere sui principi di partecipazione, formazione, strutturazione di un pubblico consapevole, giacchè “la dimensione culturale costruisce l’identità delle comunità umane, racconta le trasformazioni sociali, economiche e ambientali, ma soprattutto è in grado di accompagnare una visione di futuro, di valorizzare le diversità e di indirizzare le trasformazioni sociali verso comunità aperte più inclusive.”
Per questa ragione la cultura è un bene comune e i sevizi che la riguardano sono stati definiti “essenziali”. Diventa quindi un’area di welfare e di interesse e strumento di sviluppo, che interessa le persone e le comunità.

 

 

 

 

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