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Fotografare documenti d’archivio, le nuove regole

E’ entrata in vigore mercoledì 29 agosto la liberalizzazione delle riproduzioni in archivi e biblioteche, sancita il 2 agosto scorso dal Senato con l’approvazione del così detto ddl concorrenza. Il testo, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale, dà il via libera alla produzione di fotografie, realizzate con mezzo proprio – smartphone, tablet, macchina fotografica ma senza flash, stativi o treppiedi – di documenti d’archivio consultabili in via ordinaria e di volumi a stampa non più coperti da diritto d’autore.

Questo significa non solo che è possibile fotografarle gratuitamente ma che non ci sarà più necessità di alcuna autorizzazione preventiva, esattamente come già avviene nei musei. Sarà inoltre possibile diffondere e scambiare con qualunque mezzo le fotografie di beni bibliografici e archivistici per qualsiasi finalità culturale diversa dal lucro, non più quindi solo per ragioni strettamente personali o di studio come previsto sinora. Cade anche il limite al numero di scatti effettuati, che non sembra trovare giustificazione plausibile in presenza di manoscritti e volumi storici non più coperti da diritto d’autore.  La nuova norma permetterà dunque anche di diffondere immagini di fonti documentarie, agevolando forme di valorizzazione, condivisione e scambio di immagini tra studiosi, anche su piattaforme online.

È questo il senso della modifica all’art. 108 del Codice dei Beni Culturali introdotta dal ddl concorrenza, che allinea l’Italia ai migliori standard internazionali portando a termine il percorso di liberalizzazione della fotografia del bene culturale avviato tre anni fa. Con il decreto legge “Art Bonus”  (DL 31 maggio 2014, n. 83) aveva infatti inizialmente reso libere le riproduzioni dei beni culturali, salvo poi escludere dalla liberalizzazione i beni bibliografici e archivistici per effetto di un emendamento restrittivo approvato un mese più tardi nel corso della conversione in legge. Il 9 luglio 2014 in archivi e biblioteche tornarono così tariffe e divieti di riproduzione, con tariffe imposte (fino a 2 euro a scatto) o l’obbligo di servirsi di servizi autorizzati.  Dalla settimana scorsa tutto questo non è più necessario.

“Si tratta di una importante conquista civile a sostegno di chi, attraverso lo studio, contribuisce ogni giorno a valorizzare le fonti documentarie. – hanno esultato i promotori del Movimento a favore della riproduzione libera e gratuita delle fonti documentarie in archivi e biblioteche per finalità di ricerca – Una vittoria di tutti, prima ancora che del movimento, che non sarebbe mai stata possibile senza l’adesione convinta di 4500 storici dell’arte, dell’architettura, della musica, archeologi, filologi, genealogisti, linguisti, storici, musicologi, restauratori, bibliotecari, archivisti, paleografi, codicologi e diplomatisti, sia italiani che stranieri  : una pluralità di voci che rappresentano il mondo dell’università a tutti i livelli -dallo studente al docente emerito-, la realtà della pubblica amministrazione, ma anche quella dei semplici cittadini interessati alla ricerca storica e consapevoli degli indubbi benefici che può produrre la libera riproduzione dei beni culturali nei confronti della libera ricerca e in direzione di una fruizione più democratica e inclusiva del patrimonio documentario.”

Fonte: MiBACT/ fotoliberebbcc

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