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  • Scavi di Velia, incuria - ph. Giuseppe di Vietri

  • Scavi di Velia, tracce dell' incendio - ph. Giuseppe di Vietri

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Scavi di Velia, la normalità del Patrimonio Mondiale dimenticato

di Ingrid Veneroso – Poco più di un mese fa è arrivata all’attenzione della redazione una lettera aperta dell’Associazione Genius Loci Cilento, indirizzata ai sindaci di Ascea, Casal Velino e degli altri comuni dell’area del Cilento, all’Ente Parco Nazionale del Cilento – Vallo di Diano – Alburni, alla Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino, al MiBACT, alla comunità scientifica e a quella locale. Titolo della missiva: “La normalità di Velia”.

Per chi non lo sapesse, Velia (l’antica Elea) – in provincia di Salerno, nel Parco Nazionale del Cilento, sito iscritto alla WHL dal 1998 –  fu fiorente centro politico, economico e culturale della Magna Grecia, dove si sono celebrati per la prima volta i benefici della dieta mediterranea, dove è nata una delle prime scuole mediche e il pensiero occidentale.

Nelle motivazioni che si leggono nella documentazione dell’iscrizione alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, è possibile comprendere che “Il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano è il parco mediterraneo per eccellenza grazie alla tipologia ambientale che lo contraddistingue, macchia mediterranea con lecci, ulivi, pinete e vestigia di tutte le civiltà che si sono affacciate su questo mare, dal Paleolitico agli insediamenti di Paestum e Velia, dagli insediamenti medievali fini al capolavoro barocco della Certosa di Padula. Situato sulla costa del Mar Tirreno, è oggi un paesaggio vivente che mantiene un ruolo attivo nella società contemporanea ma conserva i caratteri tradizionali che lo hanno generato: organizzazione del territorio, trama dei percorsi, struttura delle coltivazioni e sistema degli insediamenti.” I criteri di iscrizione alla famigerata lista sono il  iii << durante la Preistoria e il Medioevo la regione del Cilento è stata il principale passaggio per le comunicazioni culturali, politiche e commerciali in un modo particolare, cioè attraverso le catene montuose che corrono da est a ovest creando così un panorama culturale di notevole significato e qualità>> e il iv <<in due momenti chiave dello sviluppo della società umana del Mediterraneo come regione, la zona del Cilento ha costituito l’unico modo esistente di comunicazione tra l’Adriatico e il Tirreno nella regione del Mediterraneo centrale e ciò è chiaramente illustrato da quello che resta oggi del paesaggio culturale.>>.

Il sito archeologico di Velia, dunque, è al centro di questo paesaggio culturale, potenziale roccaforte e punto di partenza per politiche di tutela e valorizzazione che potrebbero abbracciare tutta l’area cilentana. E invece no. Fra il 18 e il 19 giugno scorso l’ennesimo incendio ha colpito la collina sulla quale si distendono i resti della città di Elea, distruggendo l’oliveto storico che li circondava e lambendo pericolosamente il cuore del sito. Spento il violento rogo, la Soprintendenza si è attivata per ripristinare una situazione di sicurezza atta a rendere fruibile il sito ai visitatori in tempi record, per tornare “alla normalità”. Per ripristinare questa “normalità” dopo l’incendio di giugno il MiBACT ha stanziato 250.000 euro e a darne notizia è il parlamentare salernitano Tino Iannuzzi.

Ma qual è la normalità del sito archeologico di Velia? Lo lascio raccontare a Giuseppe di Vietri, condividendo degli estratti dalla lettera aperta del 3 luglio scorso, ma vi invito a leggere l’intero documento che trovate qui. “La “normalità” di Elea-Velia diventa così la normalità di un sito che vede di anno in anno, di rogo in rogo, compromesso il suo equilibrio e la sua unicità di eccezionale valore (…). La normalità di Velia è quella infatti di un sito (…) con gli antiquarium della Cappella palatina, della Chiesa di S. Maria e della Masseria Cobellis, chiusi per mancanza di personale. La normalità di Velia è quella di un Parco che tiene chiuso al pubblico un elemento di grande attrazione, come la Torre. La normalità di Velia è quella di un sito relegato dietro al ponte della ferrovia, totalmente scollegato dal contesto, dall’irraggiungibile stazione ferroviaria e con una segnaletica pessima. La normalità di Velia è quella di una Carta della qualità dei servizi che riporta la presenza di zone di sosta che fino a poco tempo fa erano costituite da panchine di legno divelte e con chiodi arrugginiti che sbucavano fuori. La normalità di Velia è quella di un sito internet istituzionale della Soprintendenza in cui trovi pure la Carta della qualità dei servizi (che non ci sono) ma che durante i giorni di chiusura totale non indicava che il parco archeologico fosse temporaneamente chiuso. Per di più se si prova a cliccare sulla sezione “ulteriori informazioni” ci si ritrova su un sito che vende abbigliamento. (…) La normalità di Velia è infatti quella di un parco archeologico che non interagisce con i siti archeologici della Civitella, di Roccagloriosa, di Sacco a Sapri, i cui reperti sono chiusi nei depositi di Velia e che gioverebbe per la Conoscenza che fossero esposti.”

“La normalità di Velia è quella di un sito che, al di là dei consueti ottimistici proclami, stenta a decollare.” Con un dichiarato “boom” di presenze per il 2016 che si attesta a 33.380, in realtà il sito vede una media annua di circa 30.000 visitatori l’anno. Pochi, pochissimi, se si pensa che nel Parco del Cilento, che vanta  fra l’altro un paesaggio costiero di rara bellezza, si arriva ogni anno a 4 milioni di visitatori, praticamente tutti concentrati nella stagione estiva e ricadenti nel novero del turismo balneare. In pratica arriva a visitare Velia lo 0,75% dei visitatori totali del Cilento, nemmeno una persona su cento di quelle che ne affollano le spiagge ogni estate. Se teniamo presente, come riportato dal XII Rapporto Annuale di Federculture, che il turista culturale spende in media 131 euro al giorno rispetto agli 89 spesi dal turista balneare, forse ci sono delle considerazioni che bisognerebbe fare sulla qualità del turismo e della necessità di destagionalizzare il fenomeno che vanno bel oltre dei proclami d’intento.

Anche perché, la lettera aperta di Genius Loci Cilento cita dei tentativi di sostegno “La normalità di Velia è quella di un sito che beneficia del PON Cultura e Sviluppo ma il progetto finanziato “Velia Città delle acque è ignoto ai portatori di interesse e alla comunità locale.(…) La normalità di Velia è quella di un sito che aspetta da dodici anni che venga applicata una Legge che gli è stata dedicata: la Legge Regionale 5 del 2005 che ha istituito, attorno al perimetro del Parco, una zona di riqualificazione paesistico ambientale su cui la Soprintendenza e i Comuni di Ascea e Casalvelino avrebbero dovuto redigere un piano particolareggiato di riqualificazione che ancora non è stato fatto; un piano così importante che la Regione definì la legge come “urgente” e segnala la sua volontà di nominare un commissario ad acta se non si fosse provveduto entro un anno: ne sono passai dodici e non c’è traccia né del piano, né del commissario e né dei 9 milioni previsti dalla legge per la realizzazione del piano stesso. La normalità di Velia è quella di un sito a cui vengono assegnati dal Ministero 300.000 euro (Decreto Dirigenziale del 27 ottobre 2014) per interventi definiti urgenti” ” ma di queste azioni non se ne percepiscono i risultati né si riescono a ricostruire gli iter, così come la lettera chiarisce.   

La lettera si chiude con un auspicio: “…vi è la necessità di strutturare il Tavolo tecnico di coordinamento, previsto dal Protocollo di Intesa (composto da tredici Comuni, dal Segretariato Regionale del Ministero, dall’Ente Parco, dal Gruppo Archeologico Velino e dalla Comunità Montana “Bussento, Lambro e Mingardo”) come qualcosa in più che un Tavolo dove si discute del taglio dell’erba bensì un Tavolo che si ponga come vera e propria governance del Parco archeologico, che fornisca una visione e individui degli obiettivi concreti e misurabili da raggiungere nel giro di tre-cinque-dieci anni. Un Tavolo tecnico di coordinamento che esprima una visione condivisa ed elabori una strategia che ponga il Parco archeologico all’interno di un disegno d’area e ciò è nevralgico perché i riconoscimenti Unesco sono riconoscimenti di valori d’area che riescono ad essere valorizzati solo se dialogano strategicamente col contesto. C’è la necessità che questo Tavolo tecnico di coordinamento indirizzi i partecipanti all’adozione di politiche culturali comuni, intese non come organizzazione di eventi ma come strumento di formazione del contesto sociale capace di produrre percorsi virtuosi di crescita individuale e collettiva anche da un punto di vista economico.”

Nel frattempo, Velia resta là – bruciacchiata dal sole e dei roghi estivi – sorvegliata dalla comunità locale che pure ne percepisce il valore identitario e la potenzialità turistica ed economica, in attesa di risposte.

 

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