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Con le Ferrovie Storiche in viaggio fra paesaggio e storia

Il 2018 sarà l’anno dedicato al Turismo Lento e alle Ferrovie Storiche? La proposta è stata avanzata proprio da Dorina Bianchi, sottosegretario al Turismo, nel corso del suo intervento al convegno presso il ministero delle Infrastrutture dal titolo “Ferrovie turistiche e cultura ferroviaria: un’occasione di sviluppo”, tenutosi a Roma nei giorni scorsi.

“Le ferrovie storiche – ha sottolineato Dorina Bianchi – possono offrire al turismo un’ulteriore occasione di crescita. Si tratta di un turismo sostenibile coerente con il Piano Strategico che punta sulla promozione del territorio nel rispetto della natura e dell’ambiente. Pieno sostegno, dunque, da parte del Governo all’approvazione della proposta di legge, che ora è in seconda lettura al Senato. Il nostro impegno sarà trovare le risorse finanziarie per sostenere le ferrovie turistiche.”

In Italia le “Ferrovie Turistiche”, ossia le tratte non commerciali sulle quali viene applicata una gestione del traffico di tipo turistico con l’utilizzo di treni d’epoca o comunque a lenta percorrenza, sono numerose e costituiscono un patrimonio importante. Esse sono spesso spettacolari, si muovono fra paesaggi incontaminati, fuori dai grandi nodi ferroviari o dagli itinerari ad intenso traffico.

La maggior parte sono parte del progetto della Fondazione FS Italiane che, con il progetto nato nel 2014 “Binari senza Tempo”, intende preservare e valorizzare le vecchie linee che oggi sono prive di servizi di trasporto pubblico locale ma fanno parte di un vero e proprio “museo dinamico” che racconta la storia dello sviluppo moderno del Paese.
Fanno parte di “Binari senza tempo” la “Ferrovia del Lago”, da Palazzolo sull’Oglio a Paratico/Sarnico sulle rive del Lago d’Iseo; la “Ferrovia della Val d’Orcia”, da Asciano a Monte Antico nell’incantevole paesaggio delle “Crete Senesi”; la “Ferrovia del Parco“, da Sulmona a Castel di Sangro, la seconda ferrovia più alta d’Italia dopo il Brennero passando per Roccaraso e i boschi della Majella; la “Ferrovia dei Templi”, da Agrigento Bassa a Porto Empedocle, tra i Templi della Magna Grecia,Patrimonio UNESCO.

A queste nel  2015 si è aggiunta la “Ferrovia della Valsesia”, da Vignale a Varallo, attraverso una delle valli alpine più pittoresche d’Italia, situata ai piedi del Monte Rosa. Nel 2016 invece sono entrate nel percorso la “Ferrovia del Tanaro”, da Ceva a Ormea, tra i boschi e le rive del Tanaro, su arditi ponti in mattoni e ferro che intersecano più volte il fiume e la “Ferrovia dell’Irpinia”, da Avellino–Rocchetta Sant’Antonio. Molte altre tratte potrebbero però essere ancora ricondotte ad un utilizzo “Lento” e turistico, fra queste sono al vaglio la Linea Avellino – Rocchetta Sant’Antonio Lacedonia e Linea Alcantara – Randazzo, oggetto di sopralluoghi tecnici e primi lavori di manutenzione ad hoc.

Attualmente alla Fondazione sono stati conferiti 200 rotabili storici operativi, dislocati su tutto il territorio nazionale, che costituiscono un patrimonio di assoluto rilievo, testimonianza di un’eccellenza tecnica che dal 1905 ad oggi non si è mai interrotta. La pregiata dotazione di mezzi  è costituita da rotabili di varia natura: dalle sbuffanti locomotive a vapore agli elettrotreni antesignani dell’Alta Velocità, dalle spartane vetture “centoporte” alle suggestive carrozze del treno Presidenziale, dalle prime locomotive elettriche alle mitiche “littorine”. Questi “gioielli di famiglia”, perfettamente restaurati e funzionanti grazie all’expertise di Fondazione su pregiati aspetti di archeologia industriale e grazie al contributo prezioso delle Associazioni di Ferro-amatori, vengono fatti circolare su alcune linee della provincia italiana, consentendo la riscoperta di paesaggi e di itinerari inconsueti. 

Altre, invece, sono gestite da associazioni o dalle aziende di trasporto locali, come il Trenino Verde,  ovvero le linee ferroviarie dell’Azienda Regionale Sarda Trasporti, la ferrovia di Valmorea, gestita dall’associazione Amici della ferrovia valmorea e il treno turistico della Sila, gestito dalle Ferrovie della Calabria, che arrivano in luoghi altrimenti inaccessibili al “solito” turismo di massa.

“Il turismo slow delle ferrovie storiche – ha detto in proposito il sottosegratario al turismo Bianchi – permette di valorizzare sia le infrastrutture ferroviarie sia il patrimonio architettonico e artistico attraversato come stazioni, magazzini, caselli, porti, gallerie. È un’alternativa turistica in cui il trasporto è l’esperienza stessa del viaggio”.

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